Dlin Dlon
I capezzoli di Patty eran sodi e turgidi.
O per lo meno, questo è ciò che ricordi.
Primo pensiero della mattina, mah…
Dlin Dlon!!!
Apri i tuoi fottuti occhi di botto e ti trovi
seminudo in un letto:
Il pc acceso davanti a te, amaretti di sassello
mezzi mangiati sparsi qua e la.
Li guardi: Meglio del pane-pensi, e subito le
immagini affollano la tua mente malata
e le sensazioni ti travolgono come un tir
impazzito sulla superstrada di vado.
Hai la gola che brucia, le rane in pancia,
respiri di merda, la testa ti scoppia e tutto
intorno a te gira e rigira, come in un fottuto
luna park.
Hai esagerato e lo sai: sei un sacco vuoto che
sta per essere riempito di realtà
nel modo più doloroso che possa esistere.
Tutta la tua vita ti arriva addosso come un
diretto Savona- Genova.
Ogni fottuta cosa fa a gara con le altre per
emergere dalla fogna in cui
l’hai sepolta la notte precedente.
Caffè, cesso, sigaretta, pc per scrivere un
pezzo. E’ tutto quel che vuoi,
è tutto quel che necessiti, non vuoi altro,
rischi di esplodere se ci metti dentro
qualcos’altro.
La tua dannata ritualità mattutina viene
distrutta da uno stramaledetto
scampanellio incessante:
Dlin Dlon!!!
Fai mente locale:
“Dove cazzo sono? Campanello, odore fetido,
rumori del cantiere qui affianco…
casa, si casa…”
“E come cazzo ci sono tornato?”
John e Giuva-ti rispondi
Vedi Gipoco che ride a qualcosa che hai detto
tu la notte prima.
Vedi Melina che mangia ravioli al vapore per
colazione della domenica.
Vuoi vomitare, vuoi amarla, vuoi uccidere
l’intruso mattutino.
Dlin Dlon!!!
Ti tiri su da quella specie di poltrona che ti
fa da letto da almeno 12 anni.
Mentre vagoli alla ricerca della porta di
ingresso le immagini ti piombano addosso:
Il postino con una raccomandata di qualche
recupero crediti;
Una postina nuda con gli auto reggenti che ti
porge una rivista di intimo femminile;
Il Raindogs la sera prima e tu che inveisci
contro qualcuno che ha effettivamente
portato via quella rivista- che esisteva e che
leggevi assieme a Marco.
Arrivi alla porta della stanza rantolando e
gemendo:
Non sai cosa vuoi di più, se andare di sciolta
sul cesso,
andare in cucina a prepararti un caffè o
scomparire dalla faccia della terra.
Dlin Dlon!!!
“Chi sono? Che cazzo ci faccio qui? Dio
bastardo oggi devo lavorare…”
Altre immagini:
Una canna fumata in macchina,
in compagnia di un amico che ha un dono
incredibile con la chitarra;
Tu che ascolti la lettura su Bukowski e che
glissi il tuo turno,
senza nascondere a nessuno il fatto che sei
totalmente devastato
da non poter leggere, parlare a toni medio alti
o solo muoverti.
I tuoi amici che ti dicono “Sei tu Bukowski
stasera, devi leggere!”
Dlin Dlon!!!
“Fanculo”
Piano piano ricordi chi diavolo sei, dove
diamine ti trovi e soprattutto perché.
Altre immagini:
Tu e Gipoco che ridete come dei cretini mentre
Alice legge “Sei pollici”
“Ho rivisto chi sai tu” dici
“Devo bere!” dice lui, sotto intendendo che la
notizia per essere retta necessita
altra devastazione;
Che schifo- dici, evocando misticamente
immagini dell’antivigilia del natale passato,
quando “Chi Sappiamo Noi” ti disse: “Mac, devo
dirtelo sennò impazzisco: sono tre anni che mi
masturbo pensando a te”.
Nausea, tradimento, bizzarria e schifo.
Lo vedi che cerca di accarezzarti i capelli ed
hai un conato di vomito.
Vedi te che ti cali una maschera di cera
addosso e fai di tutto per non picchiarlo,
perché è un amico, uno che ti è stato vicino
quando avevi davvero bisogno e mangiavi
quello che altri gettavano via. Stai per
vomitarti addosso.
Quand’ecco che ti trapassa un’altra immagine:
Il sorriso di Melina.
Ti si pianta davanti e ti fa star bene:
La rivedi nel letto assieme a te la mattina
precedente,
mentre ti scruta con un occhio bello bello e ti
parla sottovoce.
Dlin Dlon!!!
Arrivi verso la porta con la voglia di
sprofondare o di picchiare l’idiota
che ti ha destato nel mezzo di un sano sonno,
chiunque esso sia.
Il cuore ha battiti fottutamente irregolari, le
gambe non ti reggono,
ti muovi dolorante nelle ossa ed
al rallentatore, come in un acquario.
Un’immagine sola:
Tua madre e tuo nipote.
Di solito lo fanno. Arrivano con la spesa e
suonano il campanello.
Merda- pensi-che palle.
Prendi il pomello di sta cazzo di porta,
pronto ad affrontare qualsiasi situazione ti si
possa presentare.
Certo che la postina seminuda o Melina che mi
fa una sorpresa
sarebbero le cose migliori- dici a te stesso.
Hai la pancia in subbuglio,
senti un’onda diarreatica che sta per
travolgerti;
vuoi disperatamente un caffè, vuoi una
sigaretta, vuoi morire e vuoi la voce di
Melina come sottofondo.
Sei nudo, coperto solo dai boxer,
e avrai l’aspetto di merda,
l’alito fetido, i capelli a puttane e lo
sguardo psicopatico.
Vuoi suonare la chitarra, vuoi scrivere un
racconto, vuoi dar vita ad un genocidio
Dlin Dlon!!! Dlin Dlon!!!
Apri sta cazzo di porta, pronto ad uccidere un
drago.
Ti senti gli occhi iniettati di sangue, la bava
alla bocca.
Apri questa porta Mac, cristo!!!
Dlin Dlon!!!
“Salve signore, vorremmo…”
“NO!!!” dici sovrastandola, quasi urlando e
sbatti la porta in faccia a sta qui.
Senti lei che continua a parlare e inveisci
gridando contro di loro, mentre ti dirigi in
cucina per accendere la macchina del caffè:
“Fanculo!
Fottetevi, merdosi testimoni di Geova!
Andate a rompere il cazzo da qualche altra
parte!
Non avete rispetto per la gente che lavora di
sera e che si svaga dal lavoro la notte!
Crepate, porco diodo! Dovete morire di
gonorrea, che non so cosa cazzo sia ma rende
tantissimo!! Fate solo del proselitismo di
merda, vi odio!
Dovreste bruciare e sprofondare nel buco di
culo che vi ha cagato fuori!”
“FANCULOOOOO !!!” e senti le vene del collo che
si gonfiano.
Ti accendi la macchina del caffè,
vai in bagno e, mentre finalmente defechi,
pensi che non avrai pause lavorative per una
settimana intera e più.
Dio infausto! Pensi.
Vuoi il tuo schifoso caffè, la tua fottuta
privacy,
vuoi sentire Melina e vuoi scaccolarti,
grattarti le palle e scorregiare.
E’ lunedì. Ti accendi la sigaretta mentre caghi
e dici e te stesso che è un buon inizio
per un’altra settimana di merda.

Ritualità mattutine del “dopodevastazione” by Fabio Donati is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.